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    Breve storia della moderna penna a sfera

    Un tempo le penne erano oggetti preziosi. La gente spesso le riceveva come regalo di laurea o per il pensionamento. Erano realizzate con materiali pregiati come la madreperla o l'argento, strumenti di scrittura pensati per durare una vita o anche di più. Prima, le penne non erano usa e getta.

    Nel 1945, la Reynolds International Pen Co. lanciò sul mercato statunitense la penna a sfera, al prezzo di 12,50$ (l'equivalente odierno di 165$). Costava meno di un iPhone, ma si trattava comunque di un investimento significativo. Era una penna per i primi utenti benestanti. Ma nel 1959 tutto questo cambiò.

    Fu allora che l'ormai onnipresente penna Bic usa e getta venne introdotta sul mercato americano. Grazie alle moderne economie di scala, poteva essere venduta a 29¢ (circa 2,50 dollari dei giorni nostri). A quel prezzo, quasi tutti quelli che volevano una penna a sfera potevano permettersela. Ma la produzione di massa portò con sé anche la maledizione dell'usa e getta: era diventato più facile acquistare una penna nuova piuttosto che ripararne o ricaricarne una che si possedeva già.

    Conseguenze dell'era dell'usa e getta


    Trent'anni dopo l'introduzione della Bic, i soli americani buttavano via 1,6 miliardi di penneall'anno. Nel 2006 Bic ha prodotto 100 miliardi di penne usa e getta. Dare alle persone l'accesso a penne economiche e affidabili è una cosa positiva e un buon modo per fare soldi. Ma dove finiscono tutti questi oggetti? Se la gente continua a comprare nuove penne (ma anche rasoi e accendini) usa e getta, dove sono adesso gli altri 99 miliardi? La Bic si limita a produrre le penne, che fine facciano resta un mistero.

    Alcune penne finiscono in discariche o inceneritori o giacciono per anni nei cassetti delle nostre case. Ma possono anche finire dove meno ci si aspetta. Come l'Isola di Henderson,situata a metà strada tra la Nuova Zelanda e il Sud America, nel bel mezzo dell'Oceano Pacifico. Pur essendo disabitata, quest'isola è vittima di danni catastrofici causati dagli umani. Secondo una stima, ogni giorno 13.000 pezzi di spazzatura finiscono sulle sue coste, la maggior parte dei quali è di plastica. La colpa è del nostro stile di vita usa e getta.


    Una penna può cambiare il mondo?


    Sì. La moderna penna a sfera l'ha già fatto. La Bic usa e getta pure. Perciò, anche noi abbiamo creato una penna per cercare di cambiare il mondo e allo stesso tempo essere il più possibile eco-friendly. Abbiamo progettato e realizzato una penna non usa e getta, ma anche accessibile (e ricaricabile). La maggior parte delle penne è terribilmente dannosa per l'ambiente, poiché è fatta con i peggiori tipi di plastica che finiscono dove non dovrebbero.

    Sono serviti sei mesi per progettare e creare le nostre Penne ecologiche, prodotte utilizzando esclusivamente erba naturale e plastica riciclata senza BPA, quindi riciclabili e realizzate con componenti compostabili. Le nostre penne sono anche ricaricabili perché è molto meglio continuare a usare qualcosa che si ha già piuttosto che buttarlo via. E poi, scrivono incredibilmente bene, quindi vorrete tenerle e continuare a usarle.


    Anche la fabbrica che produce le nostre penne è innovativa. Si avvale di un processo di produzione a circuito chiuso rispettoso dell'ambiente ed efficiente sotto il profilo delle risorse, il che significa che la fabbrica non produce prodotti di scarto o acque reflue. L'acqua utilizzata nel processo produttivo proviene da quella già presente nell'erba del prato, ed è continuamente ricondizionata in modo che lo stabilimento non debba utilizzare risorse aggiuntive provenienti dall'approvvigionamento idrico pubblico. Inoltre, il biogas e il calore di scarto del processo di produzione sono utilizzati per il riscaldamento dell'acqua, per l'essiccazione e per la produzione di energia elettrica.

    Il risultato è una penna migliore da usare il più a lungo possibile.

    Dire che qualcosa è "usa e getta" non significa che sparisca quando ha esaurito la sua funzione. Al contrario, è sempre più evidente che gli oggetti monouso rimangono in giro molto più a lungo di quanto i dipartimenti di marketing ci inducano a credere. Possiamo fermare questo circolo vizioso usando e riutilizzando le cose che abbiamo. Cerchiamo prodotti che durino per tutto il tempo che ci serve, ma che non distruggano il nostro pianeta, comprese le remote isole nel Pacifico. Perché lontano dagli occhi non deve significare lontano dal cuore.